Nessuna terra ha più miti della Sicilia. Non è un caso: per i Greci era l'estremo Occidente, il punto in cui la geografia si faceva favola. Vulcani, correnti, sorgenti e caverne diventarono dèi ed eroi. E ancora oggi ogni luogo dell'isola custodisce un racconto.
Riviera dei Ciclopi · EtnaI Ciclopi e Polifemo
Sulla costa tra Catania e Acireale, di fronte al mare, emergono faraglioni di basalto neri e aguzzi: sono i Faraglioni dei Ciclopi di Aci Trezza. La tradizione li vuole i massi che il ciclope Polifemo, accecato e furente, scagliò contro la nave di Ulisse in fuga. È l'episodio più celebre dell'Odissea: l'eroe intrappolato nella grotta del gigante con un solo occhio, la fuga sotto il ventre dei montoni, l'astuzia di chi si fa chiamare «Nessuno».
I Ciclopi erano i fabbri primordiali, figli del Cielo, che per gli antichi abitavano proprio le viscere dell'Etna: da lì il rombo del vulcano e le scintille delle eruzioni. La Sicilia, terra di fuoco, non poteva che essere la loro officina.
Acireale · AciAci e Galatea
Lo stesso Polifemo, nel mito, ha anche un lato struggente. Il gigante amava perdutamente la ninfa Galatea, che però ricambiava il giovane pastore Aci. Accecato dalla gelosia, il ciclope schiacciò il rivale sotto un masso. Galatea, disperata, trasformò il sangue di Aci in un fiume che ancora oggi scende verso il mare: da quel nome derivano i tanti paesi «Aci» della zona — Aci Trezza, Acireale, Aci Castello.
È un mito di acqua e di pietra, di amore e vulcano: il paesaggio stesso, con le sue sorgenti e la lava, ne conserva la memoria.
Stretto di MessinaScilla e Cariddi
Nel braccio di mare che separa la Sicilia dalla Calabria, le correnti si scontrano formando vortici e mulinelli. Gli antichi vi collocarono due mostri: Cariddi, che tre volte al giorno inghiottiva le acque risputandole con fragore, e Scilla, creatura dalle sei teste canine annidata sulla riva opposta. Passare tra loro — «tra Scilla e Cariddi» — significava scegliere tra due pericoli mortali: l'espressione è ancora nella nostra lingua.
Ulisse vi perse sei compagni; gli Argonauti e Enea dovettero affrontarne la minaccia. Dietro il mito c'è l'esperienza reale dei naviganti antichi davanti alle acque insidiose dello Stretto.
Enna · Lago di PergusaIl ratto di Persefone
Nel cuore dell'isola, sulle rive del lago di Pergusa presso Enna, si consumò uno dei miti fondativi del mondo greco. Mentre coglieva fiori, la giovane Persefone (per i Romani Proserpina) fu rapita da Ade, signore degli Inferi, che la trascinò nel suo regno sotterraneo. La madre Demetra, dea delle messi, la cercò disperata per il mondo, lasciando la terra sterile.
Si giunse a un patto: Persefone avrebbe trascorso parte dell'anno con la madre — ed è la primavera e l'estate, quando la terra fiorisce — e parte con Ade, e allora è l'autunno e l'inverno. La Sicilia, isola del grano, custodiva così il mito del ciclo delle stagioni. Non a caso Enna era chiamata dagli antichi umbilicus Siciliae, l'ombelico dell'isola, e sede del culto di Demetra.
Siracusa · OrtigiaAretusa e Alfeo
Sull'isola di Ortigia, a Siracusa, sgorga a pochi passi dal mare una sorgente d'acqua dolce: la Fonte Aretusa, dove crescono i papiri. Il mito racconta che la ninfa Aretusa, per sfuggire alle brame del fiume-dio Alfeo in Grecia, fu tramutata da Artemide in sorgente e trasportata fin qui, sotto il mare. Ma Alfeo non si arrese: le sue acque attraversarono il Mediterraneo per ricongiungersi a lei proprio a Ortigia.
È il mito che lega la Sicilia alla Grecia con un filo d'acqua: un amore che passa sotto il mare per riemergere sull'isola. Siracusa, la più potente delle colonie greche, ne fece un simbolo della propria identità.
Isole EolieEfesto, Eolo e la fucina degli dèi
Le Eolie, con i loro vulcani attivi, erano per i Greci la dimora di due divinità. Efesto (il romano Vulcano — da cui l'isola di Vulcano prende il nome) vi teneva la sua fucina: il fabbro degli dèi forgiava fulmini per Zeus e armi per gli eroi, e il fumo delle isole era quello della sua officina. Nella vicina Lipari e a Stromboli, il fuoco perenne alimentava la leggenda.
Su queste isole regnava anche Eolo, signore dei venti, che accolse Ulisse e gli donò un otre in cui erano rinchiusi tutti i venti contrari — salvo poi vederlo aperto per curiosità dai compagni, scatenando la tempesta. Vulcani e venti: le Eolie erano il regno delle forze della natura.
EtnaTifeo, il gigante sotto l'isola
Perché l'Etna erutta? Il mito greco ha una risposta grandiosa. Sotto la Sicilia, secondo la tradizione, è imprigionato Tifeo (o Encelado), il più terribile dei Giganti che osarono sfidare gli dèi dell'Olimpo. Zeus lo fulminò e lo seppellì sotto l'intera isola: la sua testa sta sotto l'Etna. Quando il gigante si rivolta, la terra trema; quando soffia, il vulcano vomita fuoco.
È l'immagine con cui gli antichi spiegavano la potenza sismica e vulcanica della Sicilia: non geologia, ma la collera di un titano incatenato nel ventre della terra.
Sicilia occidentaleDedalo e il re Cocalo
Fuggito da Creta con le ali di cera dopo la morte del figlio Icaro, il grande architetto Dedalo trovò rifugio in Sicilia, alla corte del re sicano Cocalo, che lo accolse e lo protesse. Per lui Dedalo costruì opere prodigiose. Quando Minosse, re di Creta, giunse sull'isola per riprenderselo, Cocalo lo fece uccidere con l'astuzia — nel bagno, con l'acqua bollente — per non consegnare il suo ospite.
Il mito segna l'incontro tra il mondo cretese-miceneo e le popolazioni indigene della Sicilia: un ricordo, trasfigurato in leggenda, di antichissimi contatti mediterranei.
Da oriente a occidenteEracle attraversa l'isola
Tra le sue fatiche, Eracle (Ercole) attraversò la Sicilia riportando i buoi di Gerione dall'estremo Occidente. La tradizione lega il suo passaggio a molti luoghi: fonti termali che sgorgarono al suo tocco, come quelle di Sciacca e di Segesta; templi a lui dedicati, come quello celebre nella Valle dei Templi di Agrigento. L'eroe civilizzatore, che sconfigge mostri e apre strade, era il patrono ideale per le città greche di Sicilia.
Messina · leggendaColapesce, l'uomo che regge la Sicilia
Non un mito antico ma una leggenda medievale, tra le più amate dell'isola. Cola, figlio di un pescatore di Messina, era così a suo agio in acqua da vivere quasi da pesce. Il re, per metterlo alla prova, gettò in mare una coppa, poi una corona, sempre più a fondo. Nell'ultima immersione Colapesce scoprì che la Sicilia poggia su tre colonne, e che una di esse, sotto l'Etna, è incrinata e corrosa dal fuoco. Per impedire che l'isola sprofondi, Cola non risalì più: da allora regge lui stesso, sott'acqua, la colonna spezzata.
Quando la terra trema, dicono a Messina, è Colapesce che cambia spalla. È il mito che meglio racconta il rapporto dei siciliani con la loro terra: bellissima e fragile, sospesa sul fuoco, tenuta in piedi da un sacrificio.
Itinerari sulle orme del mito
I luoghi dove i miti hanno preso corpo, da visitare davvero.