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Foto: Gabrios1984, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Città e civiltà

Palermo arabo-normanna

Una capitale dove moschee diventate chiese, cupole rosse e mosaici d’oro raccontano l’incontro di tre mondi.

Una capitale dove moschee diventate chiese, cupole rosse e mosaici d’oro raccontano l’incontro di tre mondi.

Tre mondi, una cittàL’incontro che fece Palermo

Nel IX secolo Palermo diventa capitale araba, ricca e cosmopolita; due secoli dopo i re normanni — Ruggero II su tutti — la ereditano e, invece di cancellarla, la fondono. Nasce una civiltà unica: maestranze arabe, bizantine e latine che lavorano insieme, sotto una corte dove si parlano tre lingue.

Quel miracolo di convivenza è oggi Patrimonio UNESCO (“Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale”, 2015): non un singolo monumento, ma un intero linguaggio artistico nato dall’incontro.

L’oro dei normanniMosaici che tolgono il fiato

Nella Cappella Palatina, dentro il Palazzo dei Normanni, convivono nella stessa stanza i mosaici bizantini d’oro, un soffitto ligneo a muqarnas di arte islamica e iscrizioni in arabo: forse l’ambiente più bello del Medioevo europeo.

Poco fuori città, il Duomo di Monreale custodisce uno dei più vasti cicli musivi al mondo, dominato dal grande Cristo Pantocratore; e a picco sul mare, la cattedrale di Cefalù chiude il triangolo d’oro normanno.

Cupole rosse e giardiniL’anima araba della città

Le cupole rosse di San Giovanni degli Eremiti, di San Cataldo e della Martorana sono la firma più riconoscibile della Palermo normanna dal cuore islamico.

E poi i palazzi del piacere arabi — la Zisa, la Cuba — con i loro giochi d’acqua e i giardini, memoria dei solaz che circondavano la capitale come un’oasi.

La città vivaUn palinsesto che si mangia

La Palermo di oggi è la stessa: i mercati di Ballarò, del Capo e della Vucciria sono eredi diretti dei suq arabi, con le loro voci (le abbanniate) e lo street food più famoso del Mediterraneo.

Sopra si stratificano il barocco dei Quattro Canti, gli stucchi di Serpotta, la devozione a Santa Rosalia e lo sfarzo Liberty dei Florio: nessuna città racconta la Sicilia meglio di questa.

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