Non un dialetto, ma una lingua: la prima in cui, in Italia, si fece poesia d’arte.
Una lingua del MediterraneoNon un dialetto: una lingua
Il siciliano non è una variante dell’italiano: è una lingua romanza autonoma, con un codice internazionale tutto suo (ISO 639-3: scn) e un posto nell’atlante UNESCO delle lingue da custodire. Lo parlano diversi milioni di persone, in Sicilia e nel mondo, ovunque l’isola sia emigrata.
Nasce dal latino portato dai Romani, ma in venti secoli ha assorbito tutti i popoli che hanno attraversato l’isola: il greco, l’arabo, il normanno-francese, il catalano e lo spagnolo. Il risultato è una delle lingue più stratificate e sonore del Mediterraneo — dove in una sola frase possono convivere Atene, Baghdad e Barcellona.
La Scuola sicilianaIl primo italiano
Nel Duecento, alla corte di Federico II di Svevia, tra Palermo e le città del Regno, nacque la prima poesia d’arte in una lingua romanza d’Italia: la Scuola siciliana. Fu qui che Giacomo da Lentini, notaio dell’imperatore, diede forma al sonetto, la struttura che avrebbe attraversato tutta la poesia europea fino ai nostri giorni.
Quella lingua poetica ebbe tanto prestigio che, un secolo dopo, Dante nel De vulgari eloquentia riconobbe che a ciò che gli italiani scrivevano in versi si dava, per merito, il nome di “siciliano”. In questo senso storico il siciliano è, letteralmente, il primo italiano: la lingua-madre della nostra poesia.
Le stratificazioniLe radici: chi ha parlato in Sicilia
Dal greco vengono parole di casa e di campagna come cirasa (ciliegia), babbaluci (lumaca), carusu (ragazzo) e infiniti toponimi. Dall’arabo, l’eredità più ricca: l’acqua e i giardini, il cibo e i sapori — zàgara, giuggiulena, cassata, zibbibbu — e nomi di luogo come Marsala, Alcamo, Caltanissetta.
I Normanni e gli Angioini lasciarono il francese di racina (uva) e muccaturi (fazzoletto); Catalani e Spagnoli parole di ogni giorno come addunàrisi (accorgersi), criàta (domestica), priàrisi (rallegrarsi). Ogni parola siciliana è un piccolo museo di storia mediterranea.
I grandiAutori e letteratura
La Sicilia ha dato alle lettere una quantità di voci sproporzionata alla sua misura. In siciliano poetarono Giovanni Meli nel Settecento e Domenico Tempio; nel Novecento Ignazio Buttitta ne fece lingua di lotta e di popolo, e Nino Martoglio la portò a teatro.
In italiano, ma con l’isola nel sangue, scrissero Giovanni Verga (I Malavoglia) padre del Verismo, Luigi Pirandello (Nobel 1934), Salvatore Quasimodo (Nobel 1959), Elio Vittorini, Leonardo Sciascia e Giuseppe Tomasi di Lampedusa del Gattopardo. E poi Andrea Camilleri, che con Montalbano ha inventato una lingua nuova, italiano e siciliano intrecciati, letta e amata in tutto il mondo.
Saggezza popolareProverbi
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