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Foto: Enzo Rippa, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Simboli e significati

I simboli della Sicilia

Una gamba che corre, una testa di ceramica, una pigna sul cancello, un suono di metallo: ogni simbolo è una storia.

La Trinacria

Le tre gambe

Tre gambe che corrono attorno a un volto: i tre capi dell’isola triangolare, un simbolo antico di duemilacinquecento anni.

Foto: PMATAS, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Le Teste di Moro

Amore e vendetta

Due volti di ceramica, un uomo e una donna: dietro la loro bellezza, una leggenda di passione e sangue nata a Palermo.

Foto: Lidine Mia, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
La Pigna

Il pomo di prosperità

Nelle botteghe di maiolica, la pigna di ceramica: sui pilastri e sui balconi porta salute, fortuna e abbondanza.

Foto: trolvag, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Il Melograno

I mille semi

Un frutto colmo di chicchi rossi: fertilità e ricchezza, e il filo che lega la Sicilia al mito di Proserpina.

Foto: Nesaj210, CC0, via Wikimedia Commons
Il Marranzanu

La voce di metallo

Un piccolo arco di ferro tra i denti: il suono vibrante e ipnotico che accompagna da secoli i canti e i racconti dell’isola.

Foto: Jacek Halicki, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Una gamba che corre, una testa di ceramica, una pigna sul cancello, un suono di metallo: ogni simbolo è una storia.

Il simbolo dell’isolaLa Trinacria e le tre gambe

Il simbolo della Sicilia è la Trinacria (o triscele): tre gambe piegate che corrono attorno a un volto centrale. Il nome greco Trinakrìa, “tre punte”, indica la forma triangolare dell’isola, con i suoi tre capi — Peloro (Messina), Passero (Siracusa) e Lilibeo (Marsala). Le tre gambe che ruotano evocano il movimento del sole e il ciclo delle stagioni.

È un simbolo antichissimo, già impresso sulle monete di Siracusa nel V secolo a.C. Al centro, il volto è quello della Gorgone Medusa, protettrice contro il male, cinto di spighe di grano, segno della fertilità dell’isola granaio di Roma. Oggi campeggia sulla bandiera siciliana, gialla e rossa come Palermo e Corleone, adottata dopo i Vespri del 1282.

La leggendaLe Teste di Moro

Sono i vasi di ceramica a forma di volto — un uomo moro e una fanciulla, spesso coronati — che si vedono su balconi e terrazze. Dietro la loro bellezza c’è una leggenda cupa, ambientata nella Palermo araba della Kalsa: una giovane si innamora di un Moro, ma scopre che l’uomo ha già moglie e figli in patria. Accecata dalla gelosia, lo uccide nel sonno e ne fa un vaso con la sua testa, dove pianta il basilico che, innaffiato dalle lacrime, cresce rigoglioso.

Da allora i vasi si fanno in coppia, lui e lei, a ricordare amore, tradimento e passione. Sono tra i capolavori della ceramica di Caltagirone e di Santo Stefano di Camastra, e uno dei souvenir più amati dell’isola.

Il portafortunaLa Pigna, il “pumo”

La pigna di ceramica — chiamata anche pumu — è un ornamento portafortuna diffusissimo: si mette in cima ai pilastri dei cancelli, sui balconi, un tempo persino ai piedi del letto degli sposi. Sempreverde e ricca di semi, la pigna è da millenni simbolo di fertilità, salute, prosperità e immortalità; già i Greci e i Romani la legavano ai culti della natura.

Regalare una pigna significa augurare abbondanza e buona sorte. Dipinta di verde, blu e giallo dalle botteghe di Caltagirone e Santo Stefano di Camastra, è uno dei simboli più riconoscibili della casa siciliana.

La fertilitàIl Melograno e Proserpina

Il melograno, frutto colmo di chicchi rossi, è antico simbolo di fertilità, abbondanza e ricchezza: i suoi mille semi racchiusi in un solo frutto rappresentano l’unità e la prosperità. Compare di continuo nella ceramica, nei ricami e nelle decorazioni dell’isola.

In Sicilia ha una radice mitica profonda: è il frutto che Proserpina — rapita da Ade proprio sulle rive del lago di Pergusa, a Enna — mangia negli inferi, restando così legata per sempre al regno dei morti. Da quel morso nascono l’alternarsi delle stagioni e il ritorno della primavera.

Il suonoIl Marranzanu

Il marranzanu (o marranzano, o scacciapensieri) è il piccolo strumento musicale che dà la voce alla Sicilia popolare: un archetto di ferro con una linguetta d’acciaio che, tenuto fra i denti e pizzicato, produce un suono vibrante e ipnotico, modulato dal respiro e dalla bocca.

Ha accompagnato per secoli i canti dei carrettieri, le serenate e i cunti dei cantastorie. Il suo timbro metallico e arcaico è diventato la colonna sonora immaginaria dell’isola — evocato da Sciascia e da tanto cinema — e ancora oggi risuona nelle feste e nella musica folk siciliana.

Dal racconto al viaggioItinerari tra i simboli

Sei percorsi tra botteghe di ceramica, riti popolari e i luoghi dei miti.

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