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Storia della Sicilia

Tremila anni al centro del Mediterraneo, raccontati per epoche: un solo popolo dopo l'altro ha lasciato pietra, parole e sapori.

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La Sicilia non ha una storia sola: ne ha molte, sovrapposte come strati di intonaco. Chi la attraversa cammina insieme dentro un tempio greco, una moschea diventata chiesa, un chiostro normanno e una piazza barocca. Ecco quei millenni, in ordine.

Preistoria — età del bronzo e del ferroLe origini: Sicani, Siculi, Elimi

Prima di ogni conquista, l'isola era già abitata. Le grotte dell'Addaura, sul Monte Pellegrino a Palermo, conservano incisioni rupestri di oltre diecimila anni fa. Nel corso del II millennio a.C. si affermarono tre popoli che gli antichi ricordavano come i primi Siciliani: i Sicani nell'entroterra occidentale, i Siculi arrivati dalla penisola a oriente — e da loro l'isola prese il nome — e gli Elimi nell'estremo ovest, che la leggenda faceva discendere da profughi troiani e che edificarono Segesta ed Erice.

Erano comunità di villaggi, agricoltori e pastori, con santuari sulle alture e necropoli scavate nella roccia. Quando le vele dei mercanti mediterranei comparvero all'orizzonte, trovarono una terra fertile e già organizzata: la posta in gioco che avrebbe attirato, per tre millenni, chiunque contasse nel Mare Nostrum.

VIII–V secolo a.C.Fenici e Greci: la Magna Grecia

Dall'VIII secolo a.C. la Sicilia divenne il grande scacchiere del Mediterraneo. I Fenici, navigatori di Tiro e Cartagine, si insediarono a occidente — Mozia, Palermo, Solunto — come scali commerciali. Sull'altra sponda dell'isola arrivarono i Greci: Naxos, poi Siracusa fondata dai Corinzi (734 a.C.), Gela, Agrigento, Selinunte, Catania, Messina. Nacque così la Sicilia greca, cuore splendente della Magna Grecia, spesso più ricca e ambiziosa della madrepatria.

Fu l'età dei templi dorici — la Valle dei Templi di Agrigento, i colonnati di Selinunte e Segesta — dei teatri scavati nella collina, dei filosofi come Empedocle e dei tiranni che governarono Siracusa portandola a rivaleggiare con Atene: nel 415–413 a.C. la flotta ateniese si infranse proprio sotto le sue mura. Il greco fu la lingua della cultura, e la sua eredità è ancora nel paesaggio e nel nome dei luoghi.

III secolo a.C. — V secolo d.C.Cartagine e Roma: il granaio dell'impero

La ricchezza siciliana scatenò lo scontro tra le due potenze del Mediterraneo occidentale. Le Guerre puniche tra Roma e Cartagine (dal 264 a.C.) ebbero l'isola come primo campo di battaglia; nel 241 a.C., con la vittoria romana, la Sicilia divenne la prima provincia di Roma. Siracusa resistette ancora qualche anno, difesa dalle macchine di Archimede, prima di cadere nel 212 a.C.

Sotto Roma la Sicilia fu il "granaio" che nutriva l'Urbe, terra di grandi latifondi e di celebri processi — Cicerone accusò il governatore Verre per le sue ruberie. Restano ville sfarzose come quella del Casale a Piazza Armerina, con i suoi mosaici, e un lungo periodo di romanizzazione e, più tardi, di prima diffusione del cristianesimo, testimoniato dalle catacombe di Siracusa.

VI–IX secoloBisanzio: l'isola greca ritrovata

Dopo la crisi dell'impero romano e il passaggio dei Vandali e dei Goti, nel 535 il generale Belisario riportò la Sicilia sotto Costantinopoli. Per tre secoli l'isola fu terra bizantina, ponte tra Oriente e Occidente. Per un breve periodo, sotto l'imperatore Costante II, Siracusa fu addirittura capitale dell'Impero (663–668).

È l'età dei riti greci, delle chiese rupestri, dei mosaici e di una religiosità che ancora affiora nelle cattedrali normanne. Ma le coste erano esposte, e all'orizzonte comparve una nuova vela: quella araba.

IX–XI secoloGli Arabi: la rivoluzione verde

Nell'827 gli eserciti musulmani sbarcarono a Mazara del Vallo; la conquista fu lenta ma profonda, e Palermo divenne una delle grandi capitali del Mediterraneo islamico, popolosa e cosmopolita. Fu una delle stagioni più feconde della storia siciliana. Gli Arabi portarono un sistema agricolo che cambiò per sempre il paesaggio e la tavola: irrigazione e canali, agrumi, gelso, cotone, canna da zucchero, riso, pistacchio, la melanzana.

Nacque allora il sapore agrodolce, l'uso delle spezie e delle mandorle, l'arte dei giardini e dei "qanat" sotterranei. Insieme all'agricoltura vennero le scienze, la poesia, un'amministrazione efficiente e una convivenza — pur tra tensioni — di musulmani, cristiani ed ebrei. Molti nomi di luoghi siciliani, e non poche parole della lingua, vengono da lì.

XI–XIII secoloNormanni e Svevi: il regno più moderno d'Europa

Dalla metà dell'XI secolo cavalieri normanni venuti dal nord, i d'Altavilla, conquistarono l'isola. Il conde Ruggero e poi Ruggero II, incoronato re nel 1130, fondarono il Regno di Sicilia: uno Stato all'avanguardia, che non cancellò le culture precedenti ma le fuse. Alla corte di Palermo convivevano latino, greco e arabo; gli architetti musulmani e i mosaicisti bizantini lavoravano per re cristiani.

Da questo incontro nacque lo stile arabo-normanno, oggi patrimonio UNESCO: la Cappella Palatina e la Cattedrale di Monreale con i loro mosaici d'oro, la Cattedrale di Cefalù, San Giovanni degli Eremiti. Con gli Svevi e soprattutto con Federico II — "stupor mundi", incoronato imperatore — la Sicilia divenne il centro di una corte raffinata, di castelli e della prima poesia in lingua italiana, la Scuola siciliana.

XIII–XV secoloAngioini e Aragonesi: i Vespri

Alla dinastia sveva successero gli Angioini francesi, il cui governo duro e le cui tasse accesero la rivolta. Il lunedì di Pasqua del 1282, a Palermo, scoppiarono i Vespri siciliani: un'insurrezione popolare che cacciò i francesi e chiamò sul trono la casa d'Aragona. Fu l'inizio di una lunga stagione spagnola.

La Sicilia entrò così nell'orbita iberica, con un Parlamento tra i più antichi d'Europa ma anche con l'inizio di un lento allontanamento dai centri del potere continentale. Le città vissero di commercio, feudi e devozione; l'isola divenne provincia di un impero sempre più vasto e lontano.

XVI–XVIII secoloSpagnoli e barocco: rinascere dal terremoto

Per quasi quattro secoli la Sicilia fu spagnola, poi brevemente sabauda e austriaca. Il segno più luminoso di quest'epoca nacque però da una tragedia: il terremoto del 1693 rase al suolo il sud-est dell'isola. La ricostruzione fu un atto di orgoglio collettivo: intere città — Noto, Modica, Ragusa Ibla, Scicli, Catania, Militello — risorsero in un barocco unitario di pietra dorata, scenografico e teatrale, oggi patrimonio dell'umanità.

Fu anche l'età delle grandi famiglie aristocratiche, dei conventi e dei dolci di monastero, della cassata e della devozione barocca delle feste patronali. La Sicilia del Gattopardo — quella dei palazzi e di un'immobilità elegante — affonda qui le radici.

1734–1861Borboni e Unità: i Mille

Nel Settecento la Sicilia entrò nel Regno delle Due Sicilie dei Borbone, con Napoli capitale. Fu un periodo di riforme e di tensioni, di splendori tardo-barocchi e di crescente insofferenza. L'isola, orgogliosa e periferica, covava il desiderio di cambiamento.

Nel maggio del 1860 Giuseppe Garibaldi sbarcò a Marsala con i Mille: la Sicilia fu la porta da cui l'unità d'Italia entrò nel Mezzogiorno. Da Calatafimi a Palermo, in poche settimane il vecchio regno crollò, e con il plebiscito l'isola entrò nel nuovo Stato italiano. Ma l'unità portò con sé anche delusioni e problemi irrisolti che avrebbero segnato il secolo seguente.

XX secolo — oggiIl Novecento e la Sicilia di oggi

Il nuovo secolo portò l'emigrazione di massa: milioni di siciliani partirono per le Americhe e per il Nord Europa, portando altrove la loro cultura e i loro sapori. Dopo la Seconda guerra mondiale — con lo sbarco alleato del 1943 — la Sicilia ottenne uno statuto speciale di autonomia (1946). Furono decenni difficili, segnati anche dalla lotta alla mafia e da un riscatto civile fatto di nomi che l'isola non dimentica.

Ma il Novecento siciliano è soprattutto una straordinaria stagione culturale: Pirandello, premio Nobel, Verga e il verismo, Vittorini, Sciascia, Bufalino, fino a Camilleri e al suo Montalbano che ha portato nel mondo i paesaggi iblei. Oggi la Sicilia è una terra che riscopre la propria identità: i borghi, il cibo, il vino, l'arte e un turismo lento che cerca l'autentico. È esattamente il filo che seguiamo noi.

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